robot dad

Un insegnante con le sembianze di un robot: quando la fantascienza incontra la DaD

Scuola tutta al digitale con GeoGebra, Phet Colorado e avatar robotici. Ecco cosa è successo al Convitto Nazionale Mario Pagano di Campobasso.

Il nome Convitto deriva dal latino convictus, “vivere insieme”: questa definizione calza a pennello con il lavoro di squadra attuato dal Convitto Nazionale Mario Pagano, di Campobasso, durante la situazione di emergenza dello scorso anno. 

Il team che noi di Idee per la scuola abbiamo deciso di ospitare in questaa pagina è composto dalle docenti Valeria Miceli, Giovanna Cece ed Elena Vassalotti.
Le tre insegnanti, rispettivamente delle
scuole elementari, medie e superiori all’interno del Convitto, ci illustreranno le tattiche digitali da loro adottate, arrivando al primo posto in queste olimpiadi pandemiche.
Preparatevi, perché i robot sono arrivati e insegnano nelle nostre classi.
Ecco cosa ci hanno raccontato Valeria, Giovanna ed Elena in questa intervista a tre voci.

Valeria, ci racconti com'è andata la didattica con i bambini delle elementari durante la pandemia?

“Dato che avevo e ho a che fare con dei bambini ancora piccoli, non sempre mi è possibile utilizzare tutti gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione, ma lo scorso anno non mi sono data per vinta.
Oltre a usufruire dei classici Google Classroom e presentazioni Power Point, abbiamo utilizzato applicazioni che sono piaciute molto ai bambini e siamo riusciti a rendere la didattica a distanza divertente e interattiva“.

Quali sono state le applicazioni che avete utilizzato maggiormente?

“Una delle principali è stata PowToon, che ci ha permesso di realizzare presentazioni e video con l’aiuto di simpatiche animazioni. Ci siamo avvalsi anche di YouTube, giochi didattici e quiz usando principalmente WardWall e le Learning Apps. L’obiettivo era creare delle attività interattive per ogni argomento trattato, è stato un nuovo stimolo sia per noi che per i bambini”.

E come hanno reagito i piccoli allievi di fronte a queste novità?

“Molti di loro si sono cimentati nell’utilizzo di queste applicazioni, creando loro stessi dei quiz o dei giochi sull’argomento. Chiaramente la risposta alla DaD è stata molto soggettiva: ci sono bambini che hanno bisogno del confronto con l’insegnante e altri che, a distanza, riescono a superare l’imbarazzo. Nel complesso devo dire che è andata molto bene e anche i più piccoli hanno imparato, in poco tempo, a rispettare i turni al microfono e a caricare i loro lavori sulla piattaforma”.

Che cosa senti di aver imparato?

“Personalmente ho capito ancora di più quali siano le potenzialità che derivano dall’uso delle tecnologie per creare un ambiente di apprendimento stimolante e che preveda il ruolo attivo degli alunni.
Continuo a sostenere la relazione e la didattica in presenza, ma continuerò a integrare gli strumenti digitali il più possibile”.

Ci hai detto di essere la referente per la robotica all'interno del Convitto. Ci sono state novità anche in questo ambito?

“Sì, grazie all’iniziativa del nostro rettore, Rossella Gianfagna, abbiamo avuto a disposizione due avatar robotici a ioni di litio e un’autonomia di 18 ore. Questa modalità di insegnamento ci ha permesso di recuperare la natura sociale dell’apprendimento e di ripristinare l’interazione tra docente e alunni”.

A questo proposito ci rivolgiamo a te, Giovanna, dato che sei stata uno dei docenti delle scuole medie a usufruire di questa tecnologia strabiliante, giusto?

“Proprio così, sono stata costretta a rimanere in quarantena per quasi due mesi e mi sono materializzata in classe grazie a uno di questi avatar robotici della Genius Robotics. Un’esperienza quasi paranormale!”

Beh, davvero interessante! Ci spieghi come funzionano?

“Mi sono registrata sul loro sito per collegarmi all’avatar, mentre in classe un altro docente apriva il collegamento tramite computer o tablet. Dal mio computer potevo pilotare il robot, muovendogli il corpo e la testa, che mostrava il mio volto.
Contemporaneamente riuscivo a utilizzare la LIM in classe collegandomi dal computer, mentre un alunno entrava nella Jamboard con il suo account. In questo modo io e i ragazzi condividevamo lo stesso schermo e vivevamo l’esperienza in modo più realistico“.

Gli studenti devono essere rimasti a bocca aperta davanti a questa nuova te "robotica"

“Si sono divertiti molto, c’è stato sicuramente un maggiore coinvolgimento emotivo ed empatico e penso che sia stata la chiave d’accesso per mantenere una didattica sociale”.

L'utilizzo di questi avatar robotici rappresenta ancora una sfida nell'ambito dell'istruzione, ma per noi è stato il jolly del coinvolgimento sociale.

Avete avuto delle figure di riferimento per l'utilizzo di queste nuove tecnologie?

“Come istituto ci siamo mossi subito dopo la notizia del lockdown e, precedentemente, avevamo già creato la mail istituzionale per utilizzare tutte le applicazioni di Google. Sicuramente l’animatore digitale è stato d’aiuto soprattutto ai docenti più inesperti, pubblicando tutorial e guide.
Inoltre, il nostro rettore ci ha fatto fare, all’inizio di settembre, due settimane di formazione con i formatori della Mind Performance di Matteo Salvo“.

In che cosa consisteva questa formazione?

“L’elemento principale è che ha permesso a professori, alunni ed educatori pomeridiani di imparare a utilizzare metodi didattici alternativi, soprattutto con la creazione delle mappe concettuali che ormai fanno parte della nostra didattica. In questo modo gli studenti sanno come affrontare lo studio in digitale, individuando le parole chiave e i concetti fondamentali.
Mappe concettuali, Idee per la scuola

Quali sono state le applicazioni preferite di voi docenti?

“Io ho svolto delle attività su Padlet riguardo la sostenibilità e ho utilizzato i laboratori interattivi di Phet Colorado per affrontare la chimica. Alcuni alunni hanno trovato, tramite questo sito, altri simulatori riguardanti la creazione degli elementi della tavola periodica. Questa è stata la dimostrazione che il nostro compito è quello di non spegnere mai il loro entusiasmo e curiosità”.

Se parliamo di software e applicazioni entri in gioco tu, Elena...

“Effettivamente il mio passato da ex-programmatrice informatica è stato fondamentale per facilitare la mia didattica alle scuole superiori. Oltre a utilizzare le piattaforme principali come Classroom, Meet e la Jamboard, ho utilizzato GeoGebra per insegnare matematica. Questa applicazione ti permette di disegnare figure, intersecare rette e far partecipare lo stesso studente, passando dal piano cartesiano alla statistica”.
GeoGebra per insegnare matematica

Anche tu hai realizzato dei laboratori in DaD?

“Sì, come ha accennato la mia collega uno dei software di simulazione che abbiamo utilizzato maggiormente è proprio Phet Interactive SimulationIo ci ho lavorato con la fisica, portando avanti svariati esperimenti: abbiamo analizzato le particelle dei gas visualizzandole sullo schermo, aumentandole o rimuovendo il divisorio per osservare le loro variazioni. Un’altra attività è stata quella dell’analisi di massa, altezza, peso e velocità con la rappresentazione di un ragazzo su uno skateboard. Sono tutti ottimi metodi per mettere in pratica la teoria su uno schermo digitale”.

Phet Interactive Simulation, Idee per la scuola

Hai qualche chicca da raccontarci data la tua propensione per l'informatica?

“Ho voluto sfruttare la mia passione per la programmazione con l’obiettivo di parlare lo stesso linguaggio dei miei studenti. Non è facile catturare l’attenzione degli studenti liceali, ma per farlo ho realizzato dei giochi digitali completi di trama e livelli che gli alunni devono superare se vogliono finire il gioco. Come si suol dire: se non puoi batterli, unisciti a loro!”.

Di Greta Arilli