L’empatia in DaD per una scuola più umana, tra pagella del docente e giornata del complimento

Migliorare l'approccio degli studenti durante la didattica a distanza lavorando sulle emozioni.

Imparare nuove metodologie digitali da applicare nella didattica è sempre stimolante e utile, sia per i docenti che per gli alunni. A volte, però, ci dimentichiamo che il ruolo da noi assunto all’interno di un qualsiasi gruppo di lavoro è preceduto sempre dalla nostra qualità di singoli individui ed esseri umani.
In quanto tali, infatti, abbiamo necessità relazionali che la tecnologia a volte può limitare o, a sorpresa di molti, stimolare, lasciando spazio a una mentalità aperta e priva di pregiudizi. Noi di Idee per la scuola abbiamo l’obiettivo di mostrare la vasta collezione di potenzialità che la DaD può offrire e oggi la professoressa Natalia Olivieri è qui per aiutarci in questa impresa.

Ciao Natalia, ci racconti com'è nato il tuo interesse verso il lato empatico della didattica?

“Ho iniziato il mio percorso tanti anni fa, con il ruolo di lettrice di lingua italiana all’estero, ma successivamente ho proseguito con una carriera aziendale. L’aspetto più divertente è stato che, una volta perso il lavoro nell’ambito aziendale, mi sentivo al settimo cielo perché avevo capito di volermi buttare nell’insegnamento. Nonostante le prime supplenze con la sveglia all’alba, l’amore per questo lavoro non mi ha mai fatto perdere un treno!”.

Com'è cambiato il tuo approccio didattico nel corso del tempo?

“All’inizio puntavo molto sul contenuto, soprattutto perché ci tenevo a dare una base solida per l’apprendimento delle lingue.

Quando ho visto che l'assenza delle conoscenza teorica si faceva sentire, ho deciso di puntare tutto sull'aspetto relazionale e di come un atteggiamento positivo potesse avere un effetto benefico sull'apprendimento dei miei studenti.

Ricordo ancora un corso che ho svolto a Praga riguardante le tecniche di inclusione in una classe, un approccio basato sull’influenza terapeutica del gioco che mi ha colpito molto”.

Com'è nata la "pagella del docente" di cui ci hai parlato?

“Tutto è partito da una mia riflessione, volevo mettermi in discussione perché a volte noi insegnanti ci sentiamo come delle isole solitarie circondate da una distesa immensa di acqua, e questo può portare a una mancanza di condivisione e team building che si riflette nelle classi.
Per questo ho concentrato la mia attenzione sulla relazione, per dare la possibilità ai miei studenti di parlarmi apertamente, non solo per il mio benessere ma soprattutto per il loro!”.

Com'è andato questo esperimento?

“I risultati sono stati strabilianti perché i ragazzi mi hanno valutato secondo un vero giudizio critico, motivando la loro riflessione. Nella pagella ho inserito domande riguardanti il mio metodo d’insegnamento, lo stato d’animo degli studenti durante le ore della mia lezione e gli elementi che possono agevolare la loro concentrazione. Nella stessa pagella mi hanno ringraziato per l’attenzione che dedico loro, sia dal punto di vista professionale che umano”.

Pensi che sia stato un metodo utile per superare le difficoltà relazionali riscontrate con la didattica a distanza?

“Assolutamente sì, abbiamo creato un rapporto di conoscenza profonda di ognuno, un rapporto d’affetto. Oggi riusciamo a vederci prima di tutto come esseri umani e loro hanno capito di avere un grande valore nella mia vita, si sono sentiti importanti. Durante la DaD molti ragazzi avevano difficoltà a partecipare e soprattutto ad aprirsi, quindi ero solita fermarmi con loro dopo la lezione per dare la possibilità di esprimersi senza limiti”.

Ci hai parlato anche della giornata del complimento, in che cosa consiste?

“È un’attività molto semplice: ho stampato un foglio con svariati complimenti, totalmente in tedesco, che ogni studente doveva staccare e dare a un proprio compagno. Ho utilizzato lo stesso approccio per una sorta di esperimento con una classe quinta dell’indirizzo Sala e Ristorazione: dal primo giorno di scuola ho iniziato a riempire di complimenti gli studenti, evitando di sottolineare che cosa stessero sbagliando. Può sembrare sciocco a primo impatto, ma ci sono stati dei grandissimi risultati perché è cambiato proprio il loro approccio alla materia, non provavano più frustrazione e ansia per i compiti e mi inviavano progetti stimolanti e creativi”.

Avete portato avanti altre attività?

“Sì, abbiamo sviluppato un progetto di Educazione Civica riguardante il lavoro attraverso la creazione di un profilo Linkedin per ciascuno di loro, con una prima referenza scritta da me. Inoltre, durante la pandemia, ho invitato gli studenti a scrivere su una bacheca virtuale con Padlet le loro emozioni in forma anonima, chiamando il progetto Emozioni da Covid19. È stato uno specchio delle loro fragilità ma soprattutto della loro forza, la scrittura è stata una forma di catarsi“.

Hai sviluppato anche un progetto sulla Street Art, giusto?

“Sì, i ragazzi in questione facevano parte dell’indirizzo di Accoglienza Turistica, e ne ho approfittato per trattare la valorizzazione di un territorio attraverso la Street Art prendendo come riferimento Berlino e Milano, con il quartiere “Ortica” costellato di murales.

Inoltre, abbiamo realizzato un pacchetto turistico con Google Earth, attraverso un lavoro su Firenze e Amburgo, due città che avevamo trattato precedentemente, cercando di offrire dei punti di vista interessanti per un papabile turista”. 

Quale pensi che sia l'aspetto che la scuola potrebbe rafforzare?

“Credo fermamente che la scuola e gli insegnanti possano migliorare la condivisione e l’empatia sia tra gli stessi docenti che tra docente e studente. Siamo noi che diamo vita alla scuola e per questo abbiamo la responsabilità di dare il massimo sia riguardo le conoscenze teoriche che l’approccio empatico verso gli alunni. È un processo che dura tutta la vita ma ne vale la pena!”.

Il tuo blog è nato con questo obiettivo?

“Sì, ho aperto il blog della Prof. Nat due anni fa perché volevo portare sul web dei contenuti e degli stimoli riguardanti l’aspetto empatico e relazionale della didattica.
L’anno scorso, invece, ho aperto il mio canale YouTube principalmente per i miei studenti che, grazie a questi video, hanno sviluppato le loro capacità linguistiche. Loro stessi mi hanno aiutato a migliorare e rendere fruibili i video, sono stati una risorsa fondamentale!”.

Come hanno reagito i tuoi colleghi a questa metodologia relazionale?

“Sicuramente per poterla apprezzare è necessario avere molta curiosità e volontà di mettersi in discussione, soprattutto come insegnante, ma posso ritenermi soddisfatta. Ho mostrato ai colleghi alcune attività e ne ho trovati molti con cui condividere i miei progetti, io stessa ho scoperto altre applicazioni che non conoscevo. Ci siamo scambiati opinioni e tecniche ed è questo quello che cerco nella scuola!”.

Che cosa porterai con te dopo questa esperienza?

“L’aspetto più prezioso è aver rappresentato per i nostri ragazzi un supporto emotivo presente ogni giorno, parlavamo apertamente per almeno 10/15 minuti portando nella didattica a distanza una dimensione più “umana”. Un altro elemento fondamentale è stato quello del gioco: quest’anno, ad esempio, i ragazzi mi hanno fatto cucinare una torta in diretta impartendomi gli ordini necessari per spiegare il modo Imperativo in tedesco. L’apprendimento deve essere anche divertimento, ci devi sguazzare dentro. Mi sono sentita davvero un punto di riferimento genuino per i miei alunni ed è stato un salvavita sia per me che per loro”.

Di Greta Arilli