inglese b2 in dad

Un ponte virtuale per il livello B2 di inglese grazie alla didattica digitale integrata

Quanto cambia la vita scolastica da un’aula reale a una virtuale? L’esperienza di una docente determinata a non lasciarsi travolgere dall’onda della distanza forzata.

L’imposizione della didattica a distanza, che ormai, come viene indicato dal Ministero, viene definita didattica digitale integrata, ha scoraggiato parte dei docenti italiani che, colti alla sprovvista, hanno incontrato diverse difficoltà nel gestire la situazione d’emergenza.

Non è un lavoro semplice mirare agli obiettivi che ci si era prefissati di raggiungere, ecco perché la differenza tra chi riesce e chi no, come in ogni ambito della vita, la fa chi ha volontà di riuscire.

Come la professoressa Maria Antonietta Fiera, docente di Lingua e Cultura Inglese all’Istituto d’Istruzione Superiore Leonardo Da Vinci di Lanusei (provincia di Nuoro) che, già durante il primo lockdown, aveva portato avanti il suo progetto senza lasciarsi abbattere dagli ostacoli.

Grazie alla tecnologia i suoi studenti hanno raggiunto un traguardo importantissimo per la loro carriera scolastica che, allo stesso tempo, pone sin da ora una buona base per il loro futuro.

Quale traguardo? E come? Ecco cosa ha raccontato  la prof a Idee per la scuola.

Sei riuscita a ingegnarti in una didattica a distanza permettendo ai tuoi studenti di sostenere e superare il livello B2 di lingua inglese per conto dell’Università di Cambridge. Ci spieghi come ci sei riuscita?

“È successo nell’anno scolastico precedente, ossia il 2019/2020, durante il primo lockdown. Ho incontrato i miei alunni il pomeriggio una volta a settimana su Zoom per 2 ore, da marzo a luglio 2020. Un totale di 30 ore in modalità sincrona per monitorare le abilità “Reading and Use of English”, “Speaking” e “Listening”,  attraverso lezioni interattive in videoconferenza. Inoltre, circa 20 ore in modalità asincrona, durante le quali inviavo materiale di studio, correggevo saggi e storie per controllare costantemente l’abilità linguistica del writing

Ho fatto ricorso inoltre alle attività di ascolto “Voicebooks”, che gli studenti potevano svolgere per conto loro a distanza, individualmente o a gruppi, gentilmente messe a disposizione dal Professor Anthony Green, Voicebooks Editor”.

Un progetto non semplice da attuare, non solo per via della distanza ma anche per le tempistiche richieste, corretto?

“È stato molto faticoso prepararli a questo esame, per il quale generalmente sono necessari due anni, ma non mi sono fatta scoraggiare dal cambiamento di approccio didattico e dal breve tempo che avevo a disposizione.
L’utilizzo di un mezzo come un monitor non deve ledere la nostra capacità comunicativa. Anzi, può potenziarla se ci sono già i presupposti di una buona didattica in presenza e se si hanno a disposizione degli adeguati dispositivi elettronici e una buona connessione.
È andata nel migliore dei modi, considerati gli ottimi risultati conseguiti da coloro i quali hanno frequentato il corso regolarmente e hanno studiato con costanza”.

Che impatto ha avuto questo tuo metodo sugli studenti?

“Gli studenti all’inizio hanno avuto qualche difficoltà, più che altro per problemi di connessione, ma poi via via hanno interagito molto bene diventando i veri protagonisti di questa nuova avventura metodologica che sembrava non finire mai.
Li incoraggiavo a non temere il cambiamento e a non arrendersi di fronte ai limiti imposti da uno schermo, poiché ci dava la possibilità di metterci in comunicazione e di non rinunciare al raggiungimento dei nostri obiettivi.
Ci siamo sostenuti a vicenda fino al giorno in cui ci siamo incontrati, dopo tanti mesi, per sostenere l’esame B2 “First for Schools” in presenza il 15 luglio 2020 a scuola, dove ci ha raggiunto il Team del Centro Autorizzato Cambridge di Carbonia”.

Il computer non deve essere percepito come un freddo calcolatore, ma come un mezzo che stimola la creatività.

In che modo il progetto è stato accolto dal corpo docente?

“I miei colleghi all’inizio del lockdown pensavano che avrei rinunciato al mio progetto Cambridge, giacché era già molto impegnativo seguire le mie sei classi curriculari al mattino ogni giorno in videoconferenza, come da orario scolastico.
Penso di averli stupiti. Non immaginavano la mia ostinazione e il mio essere così a favore della didattica a distanza. L’accoglienza da parte loro a scuola a settembre, a inizio del nuovo anno scolastico 2020-21, è stata tiepida, fatta eccezione per qualche collega che si è complimentato con me con orgoglio e affetto sincero. Raggiungendo dei risultati positivi con un esame come il B2, facendo per giunta DDI, ho innescato involontariamente un meccanismo di accettazione verso questa nuova metodologia da parte di tutti.
Alcuni mi hanno anche accusata di volerli convincere a usare questo nuovo metodo in futuro, ma il mio intento era solo quello di condividere con loro il mio entusiasmo e quello dei miei studenti per i risultati raggiunti. Sono convinta che capiranno col tempo il valore aggiunto di questa nuova metodologia, ma forse qualcuno è già giunto a questa consapevolezza”.

Ci sono state delle reazioni, positive o meno, da parte dei genitori degli studenti?

“I genitori degli alunni hanno approvato da subito la mia decisione di andare avanti col mio progetto Cambridge, nonostante le difficoltà iniziali. Mi hanno dato fiducia e altri genitori si sono già prenotati per questo anno in corso affinché possa ripetere l’esperienza con i loro figli, quindi con alunni che l’anno scorso non hanno potuto partecipare.
I genitori sanno quanto è importante acquisire questa certificazione per il futuro dei loro figli e sono anche consapevoli del fatto che ricorrerò alle lezioni online anche quest’anno per prepararli, a prescindere dalla chiusura o apertura della scuola”.   

E qual è, invece, la cosa più bella che ti hanno detto gli studenti?

“Mi hanno detto tante cose belle nel corso della mia carriera, ma un messaggio inviatomi su WhatsApp, dopo aver saputo i risultati positivi dell’esame Cambridge, è stato questo:

“Thank you for your help throughout this year. I’m absolutely sure our class wouldn’t have come nearly this far without you!”

Che traduciamo così: Grazie per il suo aiuto quest’anno. Sono assolutamente certo che la nostra classe non avrebbe per niente raggiunto questo traguardo senza di lei!”.

Seneca diceva che insegnando s’impara. Tu cos’hai imparato da quest’esperienza?

“Sto imparando tanto da quest’esperienza che, ogni giorno, mi regala momenti di tensione positiva e soddisfazione, in quanto si configura come una grande occasione di sperimentazione verso nuovi approcci.
Se si è dei bravi docenti in presenza, lo si può essere anche a distanza, a condizione che si mettano in pratica i principi di una buona ed efficace comunicazione”.

Autore: Grazia Ciavarella