Imparare con la didattica digitale integrata

La classe capovolta per una didattica digitale davvero integrata

Tra tour virtuali alla scoperta di Ariosto e Virgilio Challenge, ecco la DDI del professor David Del Carlo.

Lo sappiamo: il mondo del digitale a volte può spaventare gli intrepidi che cercano disperatamente di attraversare questa selva oscura.
“Come si userà questo software?” e “Perché la videocamera non funziona?” sono solo alcune delle domande che affollano la mente di quelle anime perdute.
Ogni Dante, però, trova sempre il suo Virgilio e il professore David Del Carlo è venuto a trovarci nel girone di Idee per la scuola proprio per assumere questo ruolo. Nessuna fiera sarà mai troppo spaventosa se la didattica digitale integrata (DDI) verrà usata con virtute e canoscenza. Vediamo come David è riuscito a fare tutto in questa intervista.

David, com'è iniziato il tuo percorso con la Didattica Digitale Integrata?

“Ho iniziato come insegnante nelle scuole primarie realizzando uno dei primi ipertesti. Dato che la nostra zona è costellata di cartiere, abbiamo fatto prima una visita al Museo della Carta e poi abbiamo creato la carta con le nostre mani direttamente in classe. L’intera esperienza è stata fotografata e registrata dando vita all’ipertesto, un CD-Rom che chiamai ‘Clicca la carta‘”.

Cos'ha significato per te l'essere un maestro elementare?

“Sicuramente è stata una bella palestra perché mi ha insegnato a catturare l’attenzione dei bambini. Molte strategie di allora le uso oggi con gli studenti delle superiori. Il concetto è lo stesso: come con i materiali più poveri dei bambini, il multimediale ti aiuta a stimolare e sfidare i ragazzi. La creatività è il ponte che li collega, con quella puoi fare tutto ciò che desideri”.

Com'è stato il passaggio al Liceo?

“Sono diventato professore di latino nel 2007 all’Istituto Lorenzini di Pescia e inizialmente mi sono adattato all’insegnamento tradizionale”.

Dopo qualche tempo i risultati che ottenevo non mi soddisfacevano e, soprattutto, mi annoiavo!

Ho iniziato a guardarmi intorno e uno dei primi corsi che ho fatto è stato il corso della classe capovolta (Flipped Classroom) con Maurizio Maglioni. È stato lui il primo a portare questa metodologia americana in Italia e mi ha conquistato”.

Ci spieghi che cos'è la classe capovolta?

“Per classe capovolta (Flipped Classroom) si intende il capovolgimento del luogo in cui viene fatta una lezione tradizionale. La lezione, infatti, viene svolta a casa tramite dei video che i ragazzi devono studiare, mentre i compiti vengono realizzati in classe. In questo modo i ragazzi, una volta in classe, hanno già acquisito le conoscenze necessarie e tu sei libero di proporre loro la creazione di progetti per cui i ragazzi, divisi in gruppi, creano dei prodotti multimediali”. 

E quali sono i vantaggi di questa modalità di fare lezione?

“Ciò che coinvolge i ragazzi è usare il loro linguaggio per comunicare. Creare insieme a loro un video o un e-book è un metodo accattivante perché,  senza rendersene conto, studiano moltissimo e percepiscono il lavoro come un divertimento. I lavori di gruppo sono la carta vincente perché tra i ragazzi nasce una mentalità di team building e riescono a gestire meglio la responsabilità del lavoro. A fine attività riflettiamo sempre su ciò che hanno appreso e vedo che aumenta la loro capacità di autovalutazione”.

A quali progetti avete lavorato durante la pandemia?

“Nell’anno 2019/2020 avevo due quarte di due diversi indirizzi. Abbiamo lavorato molto con la letteratura e uno dei progetti è stato un tour virtuale nell’Orlando furioso con “La giostra di Ariosto”, con immagini, musiche e commenti.
L’altra classe ha realizzato un tour virtuale nella Divina Commedia chiamato “Diverse voci”, con le voci degli studenti che leggevano le terzine dell’opera. Abbiamo presentato questo progetto alla Giornata Regionale dell’Apprendimento Digitale, promossa dall’Associazione Italiana Dislessia.  Per l’occasione i ragazzi hanno girato un video YouTube in cui spiegavano la realizzazione del prodotto e abbiamo avuto un grande riscontro sui giornali e in alcuni programmi locali”.

Quindi il latino può essere divertente?

“Non vorrei essere di parte ma credo di sì e i miei ragazzi sono d’accordo con me! Un altro progetto è stata proprio la “Virgilio Challenge”, una sfida a tema virgiliano: ogni coppia doveva creare un prodotto multimediale con l’argomento assegnato, per poi sfidarsi ed essere giudicati da me e il resto dei compagni.  Ultimi ma non per importanza i percorsi di ricerca “Noi e l’asino”, incentrati  sulle Metamorfosi di Apuleio”.

Qual è il laboratorio di cui vai più fiero?

“Sono affezionato a tutti i lavori che ho fatto nel corso del tempo, ma ricordo bene un laboratorio multimediale per il liceo classico che ho portato avanti per 3 anni.   Alcuni studenti, in un paio d’ore aggiuntive, mi raggiungevano in laboratorio e, partendo dalla mitologia greca e latina, creavano dei prodotti multimediali. Un esempio è “GYMNASIVM 2.0”, una mostra a realtà aumentata sul mito greco, una combinazione perfetta di conoscenza e capacità digitale”.

Imparare con la didattica digitale integrata

Che cosa ci puoi dire del tuo sito web e canale YouTube?

“Il sito web l’ho creato svariati anni fa perché era uno dei requisiti per la qualifica di “Advanced Flipped Teacher”, ma ad oggi lo utilizzo per condividere il materiale con studenti e docenti. Il canale YouTube è più recente e ospita sia le video lezioni per la classe capovolta, sia molti webinar che realizzo per i docenti che vogliono migliorare le capacità digitali”.

Secondo te l'Italia si sta avvicinando alla DDI, Didattica Digitale Integrata?

“Sicuramente la pandemia ha dato una spinta molto forte alla scuola italiana, stimolando i colleghi a scoprire e creare le loro classi virtuali. Non so cosa accadrà ma posso dire di aver visto molti docenti impegnarsi per imparare a integrare il digitale nelle loro classi. Nei webinar che ospito sul canale uso i lavori che faccio con i miei studenti con l’obiettivo di mostrare il digitale come strumento per amplificare la conoscenza. Spero di esserci riuscito!”.

Di Greta Arilli