I Ted Talks dell'istituto Luigi Bucci di Faenza

Miniconferenze in inglese e in stile TED alle superiori

Gli studenti diventano protagonisti di mini conferenze in stile TED grazie all’aiuto della loro insegnante di inglese. Ecco come hanno superato gli ostacoli dovuti alla lingua, ma anche alla distanza.

Avete mai sentito parlare dei TED Talks? Sono interventi brevi ed efficaci tenuti durante le conferenze TED su svariati argomenti: dalla scienza alla societa, dall’uguaglianza all’arte, la tecnologia, le innovazioni, e non solo. Come dice il loro slogan, sono “Idee che vale la pena diffondere”.
La professoressa Federica Tramacere, una giovane insegnante di lingua Inglese, ha raccontato a Idee per la scuola come i suoi studenti di secondo superiore hanno adottato questo format durante la prima fase di DaD iniziata nel febbraio 2020.

Federica, potresti dirci di più della tua esperienza di insegnamento in DaD e della scelta di utilizzare contenuti così diversi rispetto a quelli della scuola tradizionale?

“Certamente. Prima che iniziassero le lezioni in DaD, i miei studenti avevano già iniziato a esporre in piccoli gruppi argomenti di attualità a scelta sulla base di interessi comuni. Hanno preso spunto dalle tematiche presenti sulla piattaforma TED aprendo un dibattito costruttivo e fornendo strumenti utili alla comprensione dell’esposizione quali glossario, schemi, file audio e video. Proprio come nei seguitissimi Ted Talks.
Lo stesso principio è stato adottato con il subentrare della DaD, e gli studenti “relatori” hanno presentato e condiviso i loro interventi con il resto della classe via Zoom. In seguito, hanno pubblicato la presentazione sia in video che in forma scritta sulla piattaforma Google Classroom.

La scuola, ora più che mai , segue gli stessi principi della società moderna. Cambia, si evolve, abbraccia nuove idee.

Perché tra tutte le tematiche disponibili è stata scelta proprio l'attualità?

“Perché sono argomenti vicini all’interesse dei ragazzi delle scuole superiori. È importante che i giovani siano consapevoli di ciò che succede intorno a loro ma anche nel resto del mondo. In più, farlo in lingua inglese è una sfida ma anche un’opportunità per sviluppare capacità comunicative, espositive ed espressive. Aggiungi l’ascolto di materiali in lingua originale, il lavoro di gruppo, la rielaborazione e l’utilizzo di piattaforme digitali.”

Cosa è cambiato per te ed i tuoi studenti dalle lezioni in presenza a quelle a distanza?

“L’impossibilità di incontrarsi ha trasformato la mia metodologia didattica da cooperative learning a peer education (trasmissione di conoscenze tra pari, ndr). Ogni studente ha individualmente aggiunto un pezzo al puzzle lavorando su un file condiviso su Google Classroom, creando uno spazio virtuale dove i ragazzi imparano dai loro pari. La pressione dell’essere sotto esame scompare e migliora la capacità comunicativa, relazionale e sociale.”

Finalmente sono i ragazzi a ricoprire il ruolo centrale nel loro percorso didattico

Come hanno accolto i tuoi studenti questo nuovo metodo didattico? Ci sono state delle difficoltà da parte loro?

“Lasciando libera scelta sul tema da raccontare e sull’esposizione, i ragazzi hanno risposto con entusiasmo al nuovo metodo. Hanno lavorato con interesse e partecipazione, gestendo egregiamente il tempo e il materiale a disposizione (che veniva puntualmente corretto da me in fase di produzione). Gli studenti hanno dimostrato di saper lavorare in piccoli gruppi e di essere in grado di esporre in maniera più o meno fluida le tematiche affrontate. Il dibattito finale è risultato spontaneo, tuttavia trattandosi di una lezione interamente in lingua straniera gli ostacoli non erano affatto pochi. Eppure tutti hanno avuto un margine di miglioramento, ed  è ciò che mi rende orgogliosa dei miei studenti.”

E invece ci sono stati commenti da parte dei genitori?

“Un’alternativa alle lezioni frontali di grammatica di questo genere è, purtroppo, a oggi ancora poco comune. Ma quando viene applicata incontra la sorpresa delle famiglie oltre che degli studenti stessi. In ogni caso, i genitori dei miei studenti si sono dimostrati incuriositi dall’iniziativa e hanno apprezzato lo sforzo dei ragazzi.”

C'è qualcosa che più ti ha colpito tra ciò che ti hanno detto i tuoi ragazzi?

“Sì, il sentirsi liberi di scegliere cosa studiare, anche se per una sola ora alla settimana. Avere la fiducia dell’insegnante nell’esporre una lezione come se fossero loro i docenti e la sorpresa nel riscoprirsi capaci di gestire il tempo e gli imprevisti, in una lingua straniera.”

Se gli studenti diventano in parte “docenti”, anche la docente è tornata un po’ “studentessa” in questa fase di DaD?

“Certamente. Credere nei propri alunni e nelle nuove generazioni è la lezione più grande che un docente possa imparare. Condividere le proprie conoscenze è un bene ed è il compito di un insegnante, Credo che saper mettere lo studente al centro del piano didattico e concedergli la libertà di imparare, partecipando attivamente alle lezioni, oltre che ascoltando in maniera passiva, è fondamentale. Formarsi e restare al passo con le nuove metodologie e tecnologie è l’unico modo per  docenti e studenti di guardare al futuro con gli stessi occhi.”

Autore: Palma Puglisi