TikTok didattica a distanza

Dal sito internet a TikTok: così alla primaria si impara l’inglese

La nostra intervista a Tatiana Conti e Doroti Scarpelli, ideatrici del blog Jack Potato

Tatiana Conti e Dorothy Scarpelli hanno creato Jack Potato da ormai 5 anni. Il sito è nato per condividere la loro esperienza in classe e i materiali che negli anni di lavoro hanno prodotto. Di sicuro non si aspettavano che questo blog sarebbe diventato uno strumento utile per la DaD.

Tutti i contenuti del blog sono il frutto di ricerca, di studio, di formazione continua, di ricerca di buone pratiche e della loro condivisione. Cremasche di nascita, lavorano entrambe in una scuola primaria a pochi chilometri da casa, l’Istituto Comprensivo Visconteo di Pandino (Cremona). Qui si sono conosciute ed è nata immediatamente una bella amicizia, grazie anche ai numerosi interessi comuni. Dalla voglia di mettersi in gioco ha preso vita Jack Potato.

Tatiana lavora in due classi terze e insegna matematica e inglese; Dorothy lavora in tre classi quarte e insegna matematica, inglese, arte, scienze e tecnologia. 

Entrambe amano sfruttare le potenzialità delle metodologie attive e laboratoriali, contaminando le discipline e superando la rigida divisione che le caratterizza oggi nella scuola italiana. Con gli anni hanno sviluppato un occhio speciale nel trovare occasioni per promuovere l’apprendimento dell’inglese a scuola, e la DaD, pur con le sue difficoltà, non le ha fermate, anzi è diventata occasione per rinnovarsi ancora. Ecco come ci raccontano il loro lavoro.

Quali sono, secondo voi, le maggiori difficoltà legate all'insegnamento della lingua inglese in DaD?

“La DaD ci ha messe a dura prova, soprattutto perché per noi non è vera scuola, ma abbiamo comunque cercato di trovare delle strategie per arrivare a tutti.
In DaD è necessario fare i conti con problemi di connessione, con la difficoltà a stampare materiali e con l’impossibilità di avere un feedback immediato rispetto alle attività svolte. Ma questo non ci ha scoraggiato, la tecnologia come spesso succede, è diventata nostra alleata.
Abbiamo approfondito la conoscenza di alcune applicazioni e altre sono diventate un mezzo per arrivare più facilmente a tutti. Abbiamo proposto anche attività laboratoriali, come la creazione di piccoli libretti su cui scrivere la propria storia, come nel caso dell’attività di storytelling How many legs?
o come nel caso di Ketchup on your cornflakes.
Nello specifico della lingua inglese le maggiori difficoltà riguardano la produzione orale, vuoi perché spesso c’è un genitore che assiste alla videolezione, vuoi perché il flusso comunicativo in DAD è difficoltoso ed ostacola la comunicazione che non sia unidirezionale.
Per questo problema abbiamo pensato a diverse attività che potessero colmare la distanza e rendere i bambini più partecipi, soprattutto nelle attività di “speaking”, che rimane l’aspetto più complesso in lingua inglese.
Sentire e valutare la pronuncia nella formulazione di brevi frasi non poteva essere relegato ad un mero esercizio o alla sola registrazione di vocali, volevamo qualcosa di più. Da subito abbiamo chiesto di registrare brevi video, producendo semplici monologhi utilizzando il lessico conosciuto per descrivere esperienze o dare informazioni.  La risposta alla consegna data è stata da subito molto positiva, gli alunni nel tempo sono migliorati anche nella produzione orale durante le lezioni.  Abbiamo caldeggiato l’utilizzo della piattaforma TikTok, il social che spopola tra gli adolescenti, ma anche tra gli alunni della primaria è conosciuto e utilizzato. I diversi effetti, i filtri, le coreografie e le challenge hanno reso il compito divertente. La produzione di brevi dialoghi in L2, con l’obiettivo di creare il video “migliore” ha contribuito al consolidamento del lessico. Inoltre ascoltare e guardare più volte le proprie performance è uno dei migliori strumenti per rilevare i propri punti di forza e di fragilità e per lavorarvi in modo sereno e consapevole, privi della tensione che genera il parlare in diretta”.

Nel caso del vostro sito, ci ha colpito che alcune attività sono specificamente pensate per essere proposte da remoto: quali caratteristiche hanno?

“Certo, questo perché noi proponiamo per la maggior parte dei casi attività ed esperienze che abbiamo vissuto in classe. Quindi nel periodo del primo lockdown, ma anche in caso di quarantena delle classi, abbiamo dovuto riorganizzare la didattica senza dimenticare l’aspetto di condivisione. 

Anche una caccia al tesoro programmata per essere svolta a scuola, con i dovuti accorgimenti e la condivisione delle regole, può concretizzarsi in DaD. La ricerca degli oggetti richiesti dall’insegnante può svolgersi anche all’interno delle mura domestiche. Tutto va pianificato ed organizzato molto prima per la buona riuscita del compito”.

Come un sito come il vostro può aiutare insegnanti in difficoltà? Può aiutare i genitori, che si trovano ad affiancare i bambini più piccoli nello studio?

“Condividere quello che facciamo quando ritenuto funzionale all’apprendimento. Abbiamo creato contenuti sia per insegnanti alle prime armi che per insegnanti più esperti.
Cerchiamo di variare sempre, inserendo recensioni e occasioni di apprendimento che riteniamo utili.
Siamo anche state relatrici di un corso di formazione online Docenti digitali primaria organizzato da Weschool. Questa opportunità ha contribuito a farci crescere professionalmente attraverso l’acquisizione di nuove competenze.
Non abbiamo mai pensato invece a un pubblico di genitori, forse perché quando scriviamo i nostri articoli e progettiamo le attività pensiamo prevalentemente ai nostri alunni e alla condivisione con i colleghi. L’eventuale interesse anche del target genitoriale non può che farci piacere”. 

Quando abbiamo iniziato a visionare i primi video, non credevamo ai nostri occhi, anche gli alunni generalmente chiusi e introversi in classe hanno saputo esprimersi con disinvoltura, scegliendo modalità di realizzazione fresche e divertenti. Questo ha generato nuovi punti di vista e allargato le prospettive sull’osservazione e valutazione dei nostri alunni".

Nella vostra esperienza, come stanno reagendo i bambini alle nuove modalità proposte dalla scuola?

“I bambini sono in grado di adattarsi più facilmente di noi adulti ai cambiamenti. Abbiamo notato però, con sempre più forza dopo il secondo lockdown, una maturità che non avevamo mai visto prima. I bambini amano venire a scuola, sono contenti di apprendere in presenza e tollerano molto bene l’uso della mascherina perché ne hanno davvero compreso l’utilità. Come sempre ci hanno sorpreso in positivo”.

Ho visto la parte dedicata ai giochi: potrebbero essere proposti in DAD?

“Certo, come dicevamo prima, è necessario definire al meglio e per tempo le regole da rispettare. Questo, in generale, vale per qualsiasi attività, a maggior ragione per quelle ludiche.
I nostri alunni hanno particolarmente apprezzato l’attività Watch and Answer. Durante la videolezione si condivide un’immagine che gli alunni sono perfettamente in grado di descrivere. Poi si scelgono due alunni che si sfidino in diretta; vince l’alunno che riesce a descrivere il maggior numero di dettagli. Lo stesso gioco può essere svolto anche in gruppo, ma l’insegnante dovrà inviare prima l’immagine agli studenti che poi si esprimeranno in diretta.
Conviene sempre nominare un capogruppo e preferire la chat se i bambini dovessero dimostrarsi irrequieti.
Anche la musica è un approccio divertente e altamente istruttivo. L’utilizzo di canzoni, dalle più tradizionali inglesi ai ritornelli delle pop star, è utile per ampliare il lessico e agevolare la comprensione. Durante la DaD, quando tutti gli alunni ricordavano bene il testo, come conclusione della lezione, proponevo un gioco. Gli alunni ad ogni interruzione della canzone dovevano cantare la strofa successiva. Anche in questo caso la scelta può cadere su una sfida a coppie o di gruppo, in base ai propri alunni l’insegnante farà le scelte più appropriate”.

Crede che, nelle lezioni in presenza, la mascherina renda ancor più difficile l'apprendimento di una seconda lingua?

“Sì assolutamente, anche per capire l’italiano è importante vedere i movimenti della bocca, la situazione si complica ulteriormente con una lingua straniera. Soprattutto nelle classi più basse della scuola primaria, ma anche nelle altre, si lavora prevalentemente sulla comunicazione orale, quindi insegnare la pronuncia diventa basilare.
Ma non è solo questione di pronuncia, per insegnare l’inglese ai bambini e agevolare la comprensione la comunicazione va enfatizzata, sia con la gestualità che con la mimica facciale, utili anche per catturare l’attenzione e rendere gli studenti coinvolti e partecipi. La mascherina in tutto ciò rappresenta un vero ostacolo, ma ci dobbiamo convivere. L’unico accorgimento per quest’anno è stato l’acquisto di un microfono portatile per aumentare il volume della voce”.

Autore: Eleonora Bravo