Antonello Giannelli, presidente dell'ANP, La scuola del futuro

Dal passato al futuro della scuola: l’importanza della formazione soggettiva

Come era e come sarà la scuola secondo il presidente dell'ANP, Antonello Giannelli.

C’era una volta la scuola, secondo Antonello Giannelli.
Quella di 100 anni fa, quando sostanzialmente era un privilegio di pochi, coloro che avevano tempo e possibilità; tutti gli altri entravano nel mondo del lavoro molto presto.
“Ci può sembrare un tempo estremamente lontano ma, se pensiamo che la stessa Riforma Gentile è di circa 100 anni, quella che prevedeva la divisione tra ramo umanistico-classico e ramo professionale, capiamo che non è poi passato così tanto tempo”.

Come una storia è iniziata la chiacchierata che abbiamo avuto fatto con Antonello Giannelli, attuale Presidente dell’ANP (Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola).
Giannelli, nel corso della sua carriera professionale, ha lavorato nella scuola e per la scuola ricoprendo diversi ruoli e abitando differenti realtà.

Com’è la scuola oggi

“Se guardiamo fuori dall’Italia vediamo la prospettiva di una scuola orientata al futuro, soprattutto nelle scuole d’avanguardia dei paesi del Nord Europa, dove il ruolo della scuola è principalmente quello di motivare gli studenti”.

Ciò che è cambiato nella scuola di oggi sono il paradigma culturale e i rapporti sociali. I ragazzi non devono più andare a scuola perché costretti dalla famiglia, ma devono essere coinvolti emotivamente dagli insegnanti e dalla scuola stessa.

La scuola del presente dovrebbe dunque trasporre la scuola nella vita creando un ponte, una corrispondenza tra ciò che si studia e ciò che si vive.

La scuola del futuro: cosa ci aspetta domani

Giannelli prende in prestito le parole del famoso psicanalista Massimo Recalcati dicendo che “è necessario far trovare agli studenti la propria dimensione nello studio”.
Il futuro della scuola e dell’insegnamento deve basarsi su un approccio soggettivo, una formazione ritagliata sullo studente, ad personam.

Cosa ci ha insegnato la DaD

“Se ci pensiamo è quello che hanno fatto gli insegnanti più virtuosi con la DaD, hanno dato attenzione ai singoli studenti, attraverso compiti differenziati e approcci diversi, in un’ottica di miglioramento e pluralità”. E in tanti lo hanno raccontato a Idee per la scuola.

Dunque, cogliamo l’occasione nel presente per fare un salto culturale, rivolto allo studente come singolo e aiutati, come sottolinea Giannelli, dall’utilizzo di supporti tecnologici e innovativi, per arricchire e completare la didattica.

Perché la DaD e tutto ciò che abbiamo imparato in quest’anno, sia insegnamento e risorsa per la scuola del futuro.

Di Chiara De Filippo